Distesa infinita di dune di sabbia bianca finissima nel deserto del Sahara a Douz, Tunisia, sotto un cielo terso.

Tunisia del sud: oasi, case troglodite e deserto

Il sud della Tunisia custodisce paesaggi che sembrano appartenere a un altro pianeta. Tra canyon scavati dall’erosione millenaria, villaggi berberi aggrappati alle montagne e dune di sabbia bianca che si perdono all’orizzonte, questa regione offre un viaggio attraverso ambienti radicalmente diversi tra loro, tutti concentrati in un’area relativamente compatta. Qui l’adattamento dell’uomo alle condizioni estreme del territorio ha prodotto architetture senza eguali. Abitazioni scavate sottoterra per sfuggire al caldo implacabile, granai fortificati su diversi piani per proteggere i raccolti dalle razzie, villaggi arroccati su creste rocciose come sentinelle del deserto. Sono testimonianze concrete di una cultura berbera che resiste da secoli e che oggi rappresenta uno dei motivi principali per spingersi fino a queste latitudini. Per i viaggiatori italiani, il sud tunisino è raggiungibile con relativa facilità. L’aeroporto di Tozeur-Nefta costituisce il principale punto d’accesso alla regione occidentale delle oasi, mentre Djerba-Zarzis serve la zona sudorientale dei ksar e dei villaggi trogloditi. Un itinerario ben organizzato permette di toccare tutti i luoghi più significativi nell’arco di quattro o cinque giorni.  

 

Oasi di montagna

Nel territorio arido e montuoso che si estende a nord del lago salato Chott el-Jerid, ai piedi dei rilievi della catena dell’atlante tunisino, si nascondono tre piccole oasi che devono la loro esistenza a sorgenti naturali incastonate tra le rocce. Chebika, Tamerza e Midès formano un triangolo di circa quindici chilometri di lato, visitabile in una singola giornata partendo da Tozeur, distante circa cinquanta chilometri. Questi luoghi devono parte del loro fascino attuale a una catastrofe naturale. Nel 1969 un’alluvione eccezionale, con quasi due mesi di pioggia ininterrotta, distrusse i tre villaggi originari costruiti in mattoni crudi che non ressero all’acqua. Gli abitanti si trovarono costretti ad abbandonare le loro case aggrappate ai crinali montuosi e ne costruirono di nuove più a valle. Le rovine dei borghi antichi sono oggi visitabili e offrono un contrasto suggestivo con il verde delle palme che prolifera grazie alle sorgenti perenni.

 

Midès

La piccola oasi di Midès sorge a pochi chilometri dal confine algerino, in una posizione panoramica proprio in cima alle gole scavate da un grosso torrente. È famosa per il suo canyon, profondo e stretto, che regala viste spettacolari e un’atmosfera quasi surreale. Il canyon è noto non tanto per la profusione di palme sul fondo, ma per le sue scogliere arrotondate, costellate di strati geologici. Il percorso a piedi che attraversa le gole è considerato tra i più scenografici della regione. Dal punto panoramico principale si può ammirare il grande canyon di Midès, tenendo presente che un temporale in Algeria può portare acqua improvvisa anche quando il cielo locale appare sereno.

 

Tamerza

Tamerza è la più grande delle tre oasi ed è famosa per le sue cascate e per il vecchio villaggio fortificato. Alimentate da sorgenti sotterranee, costituiscono una delle attrazioni principali. Il sito fu un centro commerciale durante l’impero romano e conserva i resti di un antico borgo berbero, le cui rovine raccontano un passato di scambi e convivenze tra popoli diversi. Il sito era conosciuto in epoca romana come Ad Turres e faceva parte del sistema di avamposti che presidiavano i confini meridionali dell’impero. Tornando verso valle si attraversa un percorso che costeggia il fiume, dove si alternano ruscelli, piccole cascate e laghetti montani, fino a raggiungere un suggestivo villaggio d’argilla.

 

 

Chebika

Nel cuore del deserto tunisino, circondata dalle montagne del Djebel el Negueb, sorge l’oasi di Chebika, conosciuta anche come “Qasr el-Shams” o “Palazzo del sole”. In epoca romana era nota come Ad Speculum e costituiva un avamposto lungo il limes sahariano. La sua posizione in una gola tra le montagne garantiva protezione naturale e una vista strategica sul deserto. Il villaggio abbandonato sorge ai margini dello Wadi Khanga, il corso d’acqua che alimenta le oasi della zona. Oltrepassando le rovine e addentrandosi nell’angusto passaggio nella roccia si gode di un panorama sull’oasi sottostante. Le case di pietra e argilla, abbandonate dopo l’alluvione, si ergono ancora sul ciglio dello wadi. L’oasi sorge vicino a un antico villaggio romano in un contesto paesaggistico che alterna montagne di gesso arancione, sabbia ocra e palme verdi, ed è considerata tra le più belle della Tunisia.  

 

 

Case troglodite e villaggi berberi

La regione del sud-est tunisino, con la sua vasta pianura pietrosa che si apre su paesaggi di montagne, altipiani desertici e creste rocciose, è quella in cui l’adattamento dell’uomo alle complesse condizioni ambientali risulta maggiormente evidente. Qui si concentrano alcuni dei siti più singolari dell’intero paese. Abitazioni scavate nella roccia e granai fortificati a più livelli, espressione di una cultura berbera che ha saputo trasformare le avversità del territorio in soluzioni architettoniche ingegnose.  

 

Matmata

Matmata è una località dal fascino surreale. A prima vista appare come un pianoro di terra spoglia punteggiato di tanto in tanto da qualche palma, ma osservando con attenzione si individuano svariati crateri scavati nella roccia tenera. Sono le case troglodite, abitazioni sotterranee con un grande cortile centrale su cui si affacciano gli ingressi delle varie stanze, disposte su due livelli. Questa forma architettonica unica risale a secoli fa, probabilmente all’epoca fenicia, e le abitazioni sono tuttora occupate. Questa scelta costruttiva rispondeva sia a finalità difensive, per proteggersi dalle scorrerie nemiche, sia alla necessità di ripararsi dal clima torrido. La temperatura delle stanze si mantiene tutto l’anno intorno ai 17 gradi. L’hotel Sidi Driss fu utilizzato nel 1976 come location per Star Wars Episodio IV, dove rappresentava la casa di Luke Skywalker sul pianeta Tatooine. L’hotel è progettato come una tradizionale abitazione troglodita berbera e fu nuovamente utilizzato nel film del 2002, l’Attacco dei cloni. Non tutti gli abitanti vivono ancora nelle dimore sotterranee. Dopo le inondazioni che colpirono la zona, molte famiglie accettarono di trasferirsi in case moderne, ma una parte della popolazione ha scelto di restare. Oggi molte abitazioni sono visitabili, aperte da famiglie che invitano i viaggiatori a conoscere la loro quotidianità.

 

Ksar Hadada

Ksar Hadada è un villaggio nel sud-est della Tunisia, noto come location del film Star Wars – Episodio I (“La minaccia fantasma” del ‘99). Le sue origini berbere risalgono al XV secolo. Come gli altri 92 ksar sparsi in Tunisia, questo granaio fortificato serviva come deposito per le tribù nomadi che attraversavano le rotte commerciali del Sahara. L’architettura presenta diversi livelli di celle di stoccaggio con sistemi di raffreddamento naturale.

 

Ksar Ouled Soltane

Ksar Ouled Soltane è un granaio fortificato situato nel distretto di Tataouine nel sud della Tunisia. Il ksar si estende su due cortili, ciascuno circondato da celle granarie a volta su quattro piani, chiamate ghorfas. Come altri ksar costruiti dalle comunità berbere, è situato su una collina per difendersi dalle razzie. Il sito risale al XV secolo e fu costruito dalla tribù berbera Ouled Soltane, migrata dalla Libia. Come molti altri ksar della regione, fu progettato non solo per lo stoccaggio, ma anche per la protezione in un’epoca di razzie e conflitti tribali. Le ghorfas si innalzano per quattro piani intorno ai due cortili e rappresentano uno degli elementi architettonici più notevoli del sud tunisino.

 

Chenini

Uno dei ksar più spettacolari della regione si trova a Chenini, un villaggio in parte abbandonato ma ancora parzialmente abitato, costruito sulla cima di una collina ripida e dominato da una moschea bianca che contrasta con l’uniformità ocra degli edifici circostanti. Le origini del villaggio risalgono al XII secolo, quando i berberi si rifugiarono in queste terre per sfuggire all’invasione del califfo fatimide al-Mustansir. Il borgo è famoso anche per la sua architettura distintiva con strutture in pietra tradizionali e ksar fortificati su una collina. La sua importanza storica deriva dalle radici antiche e dal ruolo di centro della cultura e delle tradizioni berbere. La posizione all’interno del paesaggio desertico ne accresce l’attrattiva.

 

Douiret

Douiret è uno dei borghi fantasma più suggestivi del sud tunisino. Aggrappato a una cresta sopra le pianure, questo villaggio berbero secolare sembra cresciuto direttamente dalla roccia. Fu abitato da famiglie amazigh che scavarono le loro dimore nella collina per ripararsi dai venti del deserto e dalla minaccia dei predoni. Muri spessi, ingressi arrotondati e granai sulla scogliera non erano scelte puramente estetiche, ma strategie di sopravvivenza affinate nel corso di generazioni. Douiret offre viste panoramiche e servizi limitati, risultando perfetta per i fotografi alla ricerca di scenari autentici. Il villaggio conserva un’atmosfera di quiete assoluta che permette di immaginare la vita quotidiana delle comunità berbere prima dell’abbandono.  

 

Il deserto tunisino

Il deserto così come lo si immagina, con la sua esperienza di immensità e silenzio, trova espressione nel sud tunisino. La Tunisia possiede 40.000 chilometri quadrati di deserto di sabbia, parte del Grande Erg Orientale che offre panorami di dune scolpite dal vento.

 

Douz

Douz è una città nel governatorato di Kebili nel sud della Tunisia, conosciuta come “la porta del Sahara“. Si trova a circa 125 chilometri a sud-est di Tozeur e a 475 chilometri a sud della capitale Tunisi. È stata chiamata “l’oasi delle palme per eccellenza” grazie ai suoi oltre 500.000 esemplari nella zona, ed è un importante produttore di datterideglet nour“. In passato costituiva una tappa fondamentale sulle rotte carovaniere trans-sahariane; oggi è meta per i turisti interessati al deserto e punto di partenza per escursioni a dorso di cammello, in moto o in fuoristrada. La cultura della città è strettamente legata alla vita nomade dei Mrazig, un gruppo etnico discendente dalle tribù arabe giunte in Tunisia nel XIII secolo, che ha costruito la propria identità intorno al deserto e alle sue tradizioni. Ogni anno si tiene il Festival Internazionale del Sahara, una celebrazione di quattro giorni della cultura tradizionale del deserto con musica, danza, letture di poesia, lotta tra cammelli e corse di cavalli e levrieri. Coperta da un sottile manto bianco come un paesaggio innevato, la regione offre l’approccio più dolce al deserto.

 

Zaafrane

Zaafrane è una delle destinazioni per escursioni sulle dune sabbiose partendo da Douz, insieme allo Chott el-Jerid. I vecchi villaggi di Glissia e della stessa Zaafrane stanno lentamente venendo inghiottiti dalle onde di sabbia bianca e fine. Gli accampamenti sahariani sono numerosi nella zona, dal più semplice al più confortevole. Ksar Ghilane, Zaafrane e Bir Soltane offrono possibilità di pernottamento nel deserto. A Zaafrane è possibile soggiornare in strutture che permettono di vivere un’esperienza di ospitalità tunisina autentica alle porte del Sahara.

 

Informazioni pratiche

Il periodo migliore per visitare questa regione è tra ottobre e aprile, quando le temperature sono più miti. Nei mesi estivi il caldo intenso può rendere difficili le escursioni e le attività all’aperto. Il clima nel sud della Tunisia può essere estremo, specialmente durante l’estate, quando le temperature superano facilmente i 40 gradi. La primavera e l’autunno sono le stagioni ideali, con temperature miti e luce perfetta per la fotografia. La base ideale per visitare le oasi di montagna è Tozeur, dotata di aeroporto internazionale. Da qui Chebika si raggiunge in circa 50 chilometri, e le tre oasi si visitano comodamente in giornata con escursioni in 4×4. Per la zona dei ksar e dei villaggi trogloditi, il punto di riferimento è Tataouine. Ksar Ouled Soltane dista circa 30 minuti di auto e si abbina facilmente alla visita di Chenini. Ksar Hadada si trova a circa 30 minuti a nord della città ed è facile da raggiungere in auto. L’abbigliamento consigliato prevede vestiti leggeri ma coprenti per proteggersi dal sole e dal vento, cappello a tesa larga, occhiali da sole e crema solare ad alta protezione. Una sciarpa può essere utile per proteggere il viso dalla sabbia. Maniche e pantaloni lunghi sono la scelta migliore per evitare scottature.

 

Perché scegliere un tour organizzato

Il sud della Tunisia presenta caratteristiche che rendono il viaggio organizzato una scelta particolarmente sensata rispetto all’esplorazione autonoma. Le distanze tra i siti sono considerevoli e le strade, sebbene in condizioni generalmente buone, attraversano zone isolate dove l’assistenza in caso di imprevisti può risultare problematica. Le escursioni nel deserto, in particolare, richiedono veicoli adeguati e conoscenza approfondita del territorio. Le condizioni della sabbia cambiano rapidamente e orientarsi tra le dune senza esperienza comporta rischi concreti. Un tour organizzato garantisce la presenza di guide locali che conoscono la storia e le tradizioni dei luoghi visitati, aggiungendo profondità all’esperienza. Nei villaggi berberi, il rapporto con gli abitanti passa attraverso relazioni consolidate che le agenzie costruiscono nel tempo. Questo si traduce in incontri autentici e nella possibilità di accedere ad abitazioni private e a momenti di vita quotidiana altrimenti preclusi. La logistica del sud tunisino, tra trasferimenti, pernottamenti in strutture particolari come i campi tendati nel deserto o gli hotel ricavati nei ksar, richiede prenotazioni anticipate e coordinamento che un operatore esperto può gestire con maggiore efficienza. Il risparmio di tempo nella pianificazione si traduce in più ore da dedicare effettivamente alla scoperta dei luoghi.

 

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Il sud tunisino merita di essere vissuto con la giusta preparazione e il supporto di chi conosce a fondo questa regione. Girovago Viaggi organizza tour nel deserto, nelle oasi di montagna e nei villaggi berberi con itinerari studiati per valorizzare ogni tappa senza affrettare i tempi. I nostri programmi prevedono guide locali esperte, trasferimenti in veicoli adeguati al territorio e sistemazioni selezionate per offrire un’esperienza autentica, dalle case troglodite ai campi tendati nel Sahara.

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Tour della Tunisia

   

 

Photo credits Foto di Terre di Confine Tunisia